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Basta questo per salvare una vita

Federica è nata a luglio, sta bene ed è già a casa, a godersi i primi bagnetti e il cambio di tutti quei pannolini. Ha solo pochi mesi, e non può ancora sapere la battaglia che ha combattuto la sua mamma per farla venire al mondo.

È vero, ogni mamma a modo suo è speciale, ma questa volta c’era di mezzo un sangue troppo raro. Sonia, che aveva già perso un bambino e ancora non sapeva perché, era di nuovo incinta: ed è durante una visita alla Clinica Mangiagalli del Policlinico che ha scoperto di avere degli anticorpi di troppo, che rischiavano di danneggiare la piccola vita che proteggeva nel suo grembo. 

I medici avevano scoperto che Sonia ha un tipo di sangue molto raro, che si chiama ‘fenotipo Rh deleto’. Nel mondo si verifica in meno dello 0,2-1% dei casi: significa che può colpire anche solo 2 persone ogni mille. Se ne sono accorti gli esperti del Centro Trasfusionale del Policlinico, dove c’è la Banca di Emocomponenti di Gruppi Rari: di sangue raro, insomma, se ne intendono. Semplificando, la persona con Rh deleto è come se avesse un sangue Rh positivo ‘incompleto’: quando incontra un sangue Rh positivo (può succedere nel caso di una trasfusione, o anche in quello di un bimbo che cresce nella sua pancia) lo riconosce come estraneo. E il suo sistema immunitario cerca di eliminarlo, distruggendone i globuli rossi. 

Da qui in poi entrano in gioco anche i colleghi dell’ambulatorio di Ematologia della gravidanza e di Patologia della Gravidanza e Medicina Fetale, in un perfetto gioco di squadra. Sonia viene tenuta sotto stretto controllo, ma dopo 8 settimane la sua bimba inizia a mostrare i primi segni di sofferenza. Per Federica non è ancora il momento di nascere, ma il sangue della sua stessa mamma sta già iniziando a crearle danni. La soluzione in questi casi è tanto semplice quando delicata: basta fare delle trasfusioni di sangue alla piccola, direttamente in utero. Il vero problema è che serve un donatore che sia compatibile con la madre: come cercare un ago in un pagliaio, visto che il suo sangue è molto raro. 

La Banca degli Emocomponenti, però, tiene un apposito Registro per questi casi. Ogni volta che una persona dona il sangue in Lombardia, se ha caratteristiche rare viene accuratamente schedato. E un donatore compatibile c’è: uno solo, raro anche lui, forse è l’unico in Italia con quel sangue lì, il solo che andrebbe bene. Una telefonata, un treno da prendere, un braccio con un laccio emostatico, un panino per festeggiare la sua nuova donazione di sangue. Basta questo per salvare una vita. 

Quando Sonia è alla trentesima settimana di gravidanza vengono fatte due trasfusioni in utero alla piccola Federica. Migliora immediatamente. Cinque settimane dopo viene alla luce, viene abbracciata. Non è un miracolo, è la speranza che diventa vita. I dottori (trasfusionisti, ginecologi, ematologi, neonatologi) sorridono, si congratulano, tornano al lavoro. Anche la loro bravura è rara, proprio come questa storia a lieto fine.

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