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Da una malattia incurabile agli oltre 2.200 pazienti guariti in 3 anni. Ecco come si combatte l’epatite C al Policlinico di Milano

Fino a pochi anni fa l’epatite C era una malattia difficilmente curabile, e negli stadi più avanzati poteva portare anche alla cirrosi o al tumore del fegato. Eppure negli ultimi 3 anni sono stati più di 2.200 i pazienti guariti definitivamente da questa patologia all’Unità di Gastroenterologia ed Epatologia dal Policlinico.

Un risultato possibile grazie ai nuovi farmaci antivirali, che hanno un tasso di guarigione superiore al 98% (in alcuni casi al 99%) e che oggi consentono di eliminare il virus in sole 8-12 settimane senza effetti collaterali significativi. In Italia, spiega Pietro Lampertico, direttore della Gastroenterologia ed Epatologia, “si stima che ci siano tra le 600mila e le 1200mila persone con epatite C. Secondo i dati dell’Agenzia italiana del farmaco, con i nuovi farmaci arrivati a fine 2014 sono state avviati al trattamento circa 140mila persone in 3 anni e mezzo: siamo il Paese in Europa con i numeri più alti, e al tempo stesso con i prezzi più bassi, visto che oggi la terapia costa dieci volte meno rispetto a tre anni fa”.

I costi per il Servizio Sanitario, quindi, sono passati da circa 60-80mila euro per ciclo di terapia ai circa 4-7mila attuali, con grande risparmio per le casse pubbliche. Quella del Policlinico di Milano, inoltre, “è l’Unità di Epatologia con il numero maggiore di casi trattati, e curiamo pazienti di ogni età: il più giovane che stiamo gestendo ha 15 anni, il più vecchio 93″.

Ma non sono solo i farmaci a fare la differenza: ad esempio negli ultimi anni è stata semplificata la classificazione dei pazienti rispetto alla loro patologia, un dettaglio che permette di evitare la biopsia epatica nella maggior parte dei pazienti. Inoltre sono state estese le indicazioni al trattamento antivirale, ossia i criteri che permettono al paziente di avere accesso ai farmaci mediante il Sistema Sanitario Nazionale. Infatti, se nei primi mesi le cure erano riservate a pazienti più gravi proprio perché molto costose, dal maggio 2017 sono disponibili anche per pazienti con uno stadio di malattia lieve. Le linee guida italiane ed internazionali raccomandano infatti di trattare tutti i pazienti con infezione da virus dell’epatite C (HCV), indipendentemente dalla presenza o dalla gravità della malattia epatica.

Intervenire precocemente – continua l’esperto – non solo migliora la qualità di vita della persona con infezione da HCV, riduce o annulla il rischio di progressione della malattia epatica e aumenta la sopravvivenza, ma riduce anche la circolazione del virus nella popolazione, tema quest’ultimo importantissimo in tema di politica sanitaria. Da non dimenticare poi che il virus HCV è anche responsabile di molte patologie extra-epatiche, come per esempio alcune malattie renali e alcune malattie linfoproliferative per citarne solo alcune, malattie che si giovano moltissimo del trattamento anti-HCV”.

L’obiettivo dell’OMS per il 2030, conclude Lampertico, “è quello di eliminare l’infezione da HCV a livello globale. E ormai siamo sulla buona strada, nonostante si stimi che ci sia una quota rilevante di soggetti con infezione C non ancora diagnosticati. L’identificazione dei pazienti che non sanno di avere l’infezione da HCV e l’invio dei pazienti HCV positivi non ancora trattati ai Centri di riferimento per l’inizio della terapia anti-HCV sono le due sfide più importanti dei prossimi 5 anni”.

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