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Il tempo di leggere

Un cielo grigio che rischia di rendere grigia la giornata. La dottoressa ha appena il tempo di alzare la testa, mentre cambia velocemente padiglione e dagli ambulatori passa al reparto. Sembra che le ore non siano mai sufficienti a fare tutto quello che c’è da fare.

Soprattutto, servirebbe un po’ più di tempo per metabolizzare certe cose e per trovare le parole giuste per esprimerle. Gli esami del signor Luigi, classe 1929, non sono belli. Eppure lui è sereno. Tutte le volte che arriva al suo letto, durante il giro di visite del mattino, il signor Luigi le sorride con i suoi limpidi occhi chiari, che devono averne viste tante.

Quando la dottoressa entra in stanza il signor Luigi non è solo, c’è il figlio: un signore distinto, anche lui con i capelli grigi.

“Buongiorno!” la saluta il paziente.

Il suo buonumore è contagioso e anche la dottoressa sorride.

“Buongiorno, come sta oggi?”

“Più o meno come ieri…”

La dottoressa, cercando di non parlare in medichese, spiega gli esiti degli esami e propone le terapie che si possono tentare. Lui rimane imperturbabile. Tanto che alla dottoressa viene il dubbio di non essersi spiegata bene.

“Vuole farmi qualche domanda?” gli chiede allora.

“No, ho capito tutto perfettamente”

La dottoressa guarda il figlio, che invece ha un’espressione preoccupata.

“Vede, dottoressa…” – il signor Luigi si è accorto della perplessità del medico e della preoccupazione del figlio – “io non sono preoccupato, perché ho fatto un patto con il Signore…”

“Papà!”, lo rimprovera il figlio, “lascia andare la dottoressa, che ha da fare!”

Lei sorride, comprensiva.

“No, lo lasci dire, sono curiosa. Che patto ha fatto?”

“Gli ho detto: Signore, io la mia vita l’ho vissuta e non posso lamentarmi di niente. Quindi posso andarmene quando vuoi. Però ti chiedo solo di lasciarmi il tempo di finire di leggere i libri che mi mancano”.

“E gliene mancano molti?”

“Si, ne ho sempre uno nuovo da leggere. E quello che ho appena iniziato adesso è a casa, e quindi non posso finirlo mentre sono ricoverato. Per questo sono tranquillo”. La dottoressa ride.

“Se è così, prima delle dimissioni vedrò di regalarle molti altri libri!”

 

[Tratto da Blister03, Storie dal Policlinico per curare l’attesa]

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