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L’arte di collezionare brevetti

Nel 2007 il Policlinico è stato il primo Ospedale pubblico in Italia ad istituire un Technology Transfer Office, l’ufficio che si occupa di tutelare e commercializzare le invenzioni dei ricercatori. Questa storia inizia con una signora piemontese, che da piccola voleva fare la ricercatrice…

 

Albert Einstein, prima di intraprendere la brillante attività accademica e di diventare lo scienziato più famoso del mondo con la Teoria della relatività, ha lavorato in qualità di “Esperto Tecnico di III classe” all’Ufficio Brevetti di Berna. Un periodo che egli stesso ha ricordato come particolarmente ricco di stimoli intellettuali e foriero di idee brillanti.

Nel 2007, quando al Policlinico di Milano ha preso il via il primo Technology Transfer Office all’interno di un Ospedale pubblico italiano, Laura Spinardi non voleva essere da meno. Certo, essere donna scienziato al giorno d’oggi non fa più scalpore. Ma dare avvio ad un’iniziativa come questa, con tutte le difficoltà e la fatica che comporta, la fa sentire orgogliosa.

Come si definisce una persona che fa questo lavoro? “Brevettista”?

“Sì – ci risponde subito – anche se a me piace introdurre un termine più moderno, Innovation manager, perché mette l’accento su due aspetti fondamentali: la ricerca di idee nuove e il lavoro necessario per realizzarle”.

Quindi, da bambina, Laura Spinardi voleva fare l’Innovation manager?

“Beh, non proprio… volevo fare la ricercatrice, che è poi quello che ho fatto per molti anni nell’ambito delle neuroscienze, in Italia, negli USA e in Germania, dopo essermi laureata in Biologia all’Università di Torino. Poi mi sono specializzata in brevettistica all’Università di Milano”.

Un percorso di studi e un background scientifici indispensabili per chi fa un lavoro come il suo. Ma quando si parla di invenzioni e brevetti, probabilmente a molti di noi vengono in mente scienziati un po’ pazzerelli come quello del film Ritorno al futuro, che fanno scoperte spericolate e anche un po’ pericolose…

“In realtà i nostri ricercatori sono persone molto concrete e le loro ricerche riguardano esclusivamente l’ambito sanitario: nuovi farmaci, nuove metodiche e nuovi dispositivi. Sono circa 80, per lo più donne. Noi ci muoviamo sempre nell’ambito di ricerche che possano migliorare concretamente la qualità di cura e di vita dei pazienti”.

Qualche esempio?

“Non è facile, perché le invenzioni brevettate sono tante e tutte molto valide. Però, se dobbiamo fare un esempio, citerei il brevetto della Diagnosi prenatale non invasiva: un progetto già accolto da un’azienda farmaceutica italiana, che ne sta finanziando lo sviluppo. Non è ancora in commercio, ma si tratta sicuramente di una di quelle invenzioni che potrebbero cambiare il corso della medicina. Un altro brevetto che citerei è nell’ambito della medicina trasfusionale: è un gel piastrinico derivato dal cordone ombelicale, che viene usato nella cura dei “bambini farfalla”, che soffrono di una rara malattia genetica chiamata epidermolisi bollosa. E’ usato anche per curare le piaghe da decubito dei pazienti anziani, ed è in fase di sperimentazione nei pazienti con piede diabetico. Poi citerei anche la Stimolazione cerebrale profonda, che è il brevetto di un dispositivo per trattare le persone con Parkinson: è stato messo a punto nel reparto di Neurologia del Policlinico e ha portato anche alla creazione di un’azienda spin-off chiamata Newronika”.

Si capisce, se non la interrompessimo per mere ragioni editoriali, Laura Spinardi ci parlerebbe sicuramente di tutti i 68 brevetti concessi, con lo stesso piacere ed orgoglio con cui un genitore descrive i brillanti risultati raggiunti dai propri figli. E d’altra parte il lavoro dell’Innovation manager, ci sembra di capire, consiste proprio nel realizzare e sviluppare quelle intuizioni che, senza un adeguato supporto tecnico–scientifico, ma anche amministrativo e legale oltre che finanziario, si fermerebbero alla fase embrionale.

“Noi abbiamo il delicato ruolo di valutare i progetti. Dobbiamo occuparci della tutela anche giuridica e legale dell’invenzione, in quanto il brevetto è un documento giuridico a tutti gli effetti. Ma dobbiamo anche essere in grado di trovare un’azienda che possa sviluppare il brevetto o finanziarne lo sviluppo”. Un lavoro insomma che può cambiare il presente, anzi il futuro della persone. Un po’ come nel film Ritorno al futuro, appunto…

 

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Ad oggi il Technology Transfer Office ha all’attivo 36 invenzioni protette, 145 domande di brevetto depositate e 68 brevetti concessi. E tante, tante altre idee da sviluppare e realizzare…

Scopri di più su www.policlinico.mi.it/technology-transfer-office

 

 

Tratto da Blister n.2/2019, il magazine del Policlinico per curare l’attesa

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