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Osteoporosi e donne, sviluppato un nuovo indice per identificare il rischio di fratture

   L’osteoporosi è una patologia in cui le ossa diventano più fragili e quindi più predisposte alle fratture. Le cause possono essere diverse: carenze nutrizionali, problemi metabolici o particolari malattie. E’ una patologia che colpisce entrambi i sessi, ma le donne sono più a rischio: infatti, dopo la menopausa le possibilità di sviluppare l’osteoporosi aumentano di quattro volte.

   Il Policlinico di Milano è da sempre attento al benessere delle donne, e non è un caso se da 10 anni viene premiato da Onda (l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna) con il massimo riconoscimento dei 3 Bollini Rosa.
   L’attenzione alle pazienti di sesso femminile è anche nella ricerca: uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, da un gruppo di ricercatori del Policlinico guidati da Fabio Massimo Ulivieri, ha individuato nuovi fattori che qualificano la resistenza dell’osso. Questi parametri serviranno a diagnosticare in modo più completo il rischio di frattura dovuta all’osteoporosi per le donne che sono in menopausa, e permetteranno quindi ai medici di poter intervenire per tempo con i migliori percorsi di diagnosi e terapia, minimizzando i danni e aumentando la qualità della vita.
   Nello studio, racconta lo stesso Ulivieri, “è stato messo a punto un nuovo indice per identificare la resistenza dell’osso, che si aggiunge agli indici quantitativi della densitometria ossea (MOC) attualmente già in uso, che esprimono la quantità di minerali presenti nello scheletro. Il merito di questo nuovo indice è quello di ​migliorare la predizione del rischio di frattura e di poter trattare quindi in modo più mirato l’osteoporosi”.
   La ricerca, nel dettaglio, è stata condotta dal personale del Servizio di Mineralometria Ossea Computerizzata – Ambulatorio Malattie Metabolismo Minerale e Osseo, che appartiene all’Unità Operativa di Medicina Nucleare del Policlinico, in collaborazione con le Scuole di Specializzazione in Radiodiagnostica e in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università degli Studi di Milano. Tra le novità a cui ha portato questo studio c’è “la scoperta di una stretta relazione tra una bassa qualità ossea, un equilibrio instabile e il rischio di frattura. La ridotta densità minerale ossea – spiegano i ricercatori – è comune alla maggior parte delle donne in post menopausa e non rappresenta quindi un fattore discriminante ​per i pazienti più predisposti alla frattura: non tutte le donne in menopausa, infatti, si fratturano, ma solo quelle che presentano una peggiore qualità dell’osso e un equilibrio instabile con una tendenza a cadere”.
   Gli autori dello studio suggeriscono, infine, “un nuovo paradigma di gestione dell’osteoporosi nella popolazione anziana in post-menopausa che presenta una elevata prevalenza e incidenza di ridotta massa ossea. Incrociando diversi parametri (la misura degli indici densitometrici di qualità ossea oltre a quella quantitativa della densità minerale, unitamente al dosaggio del CTX nel sangue e al test di Romberg) è possibile selezionare chi è ad alto rischio di frattura e quindi necessita di particolare attenzione da parte del medico. In queste particolari condizioni la terapia farmacologica e quella fisiatrica volta a migliorare l’equilibrio e ridurre il rischio di caduta rappresentano le misure più efficaci per prevenire la frattura da fragilità. Quando, invece, si riscontra agli esami biochimici un valore basso di CTX – concludono gli specialisti – si può decidere per una stretta osservazione senza interventi farmacologici, che possono presentare effetti collaterali e che hanno, notoriamente, una scarsa aderenza da parte del paziente”.

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